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COMPOSIZIONE

Pelle
  • DETTAGLI
    pelle stampata, senza applicazioni, fantasia multicolore, zip, punta tonda, tacco squadrato, tacco in legno, interno in pelle, suola di gomma, contiene parti non tessili di origine animale
  • MISURE
    Altezza del gambale 10 cm, Circonferenza gambale 31 cm, Altezza tacco 6 cm
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    Spain Champions League SoccerFino a mercoledì scorso la squadra più blasonata del Pianeta, il Real Madrid, non aveva mai giocato una partita ufficiale in Svezia contro il Malmö. Curioso, in 113 anni di storia, dopo aver girovagato ovunque, in lungo e in largo, a destra e a sinistra, i blancos non erano ancora atterrati in quella parte meridionale della penisola scandinava, in quella città che guarda ogni mattina quando si sveglia la vicina Copenaghen.
    E’ proprio di fronte alla Danimarca, a mezzoretta di macchina. Anni fa c’era il traghetto, adesso (dal 2000) c’è il Ponte di Oresund, massimo esempio di come da quelle parti si lavora e si progettano le cose. 16 km di meraviglia architettonica, autostrada a 4 corsie per ogni senso di marcia, 2 binari ferroviari, una campata centrale di quasi 500 metri. Il più lungo ponte sospeso d’Europa.

    RECORD DA IMMORTALARE, SUPERATO RAUL
    Il Real è atterrato dunque a Malmo, ha giocato la sua partita di Champions ed è ripartito subito dopo. Lasciando poche briciole alla squadra locale e scrivendo per sempre su un pezzo di granito indistruttibile una pagina di storia. Ovvero il record di gol con la maglia bianca di Cristiano Ronaldo: 324.
    Cristiano_ronaldoCurioso che l’asticella sia stata superata dal campione portoghese proprio a casa di un grande rivale, Zlatan Ibrahimovic. Il bosniaco, naturalizzato svedese, è nato proprio a Malmo. E’ cresciuto nella squadra della città prima di prendere il volo verso altre destinazioni.
    La cifra superata dall’attaccante è da capogiro. Lo fa entrare nella leggenda senza passare dal via. A fine partita, visto che era già nell’aria un possibile record, c’è stata una festa semi-improvvisata. Nello spogliatoio dello Swedbank Stadion. Allenatore, compagni di squadra, alcuni dirigenti, qualche parente venuto al seguito.
    E ‘stato oggetto di scherzi dei suoi colleghi, il campione, un modo festoso per esprimere gratitudine ed attaccamento per un giocatore che ha superato un altro mito delle merengues, Raul, che sembrava irraggiungibile solamente due anni fa. Poi, piano piano, CR7, un gol alla volta, ha messo la freccia e via…

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    ESULTANZA SEMPRE UGUALE
    Avrà la faccia da sbruffone, da primo della classe, come quel nostro compagno che durante gli esercizi di matematica si metteva in prima fila e non ci passava niente, neanche sotto tortura o promettendogli denaro cash .
    Sarà pieno di sé, si crederà un Dio sulla terra, sono convinto che ogni mattina oltre a pettinarsi sempre bene si aggiusterà pure l’aureola che ha sopra la cabeza. Sarà tutto questo. Comunque rimane un fatto inequivocabile: stiamo parlando di un super fuoriclasse.
    Sei anni ci ha messo per segnare 324 reti. Una più bella dell’altra. Una più difficile dell’altra. Perché vincere può capitare a molti, ma rifarlo sempre in modo continuativo e regolare è da pochi.
    DV1865521_mediagallery-page324 esultanze. Le prime con la mano alzata, poi si è passati alle braccia larghe pronte per divorare tutto lo stadio. Infine l’ultima, quella diventata marchio di fabbrica. L’urlo “gooooool”, pochi passi e poi un salto con rotazione volante per poi atterrare direzione i compagni di squadra che pian piano stanno arrivando per abbracciarlo. Le braccia tese in basso ad indicare il terreno, il luogo dove è avvenuta la prodezza.
    Guardate attentamente l’esultanza di Cristiano. Sono tutte uguali. Seguitela e capirete tutto di lui: voracità, sicurezza, consapevolezza di essere il migliore. Segna, urla, parte, salta, si gira e dice: “Eccomi, sono sempre qui, sono sempre el mejor”.
    Rafa Benitez, il suo allenatore, negli spogliatoi lo ha elogiato: “Sei tra gli eletti della storia del calcio mondiale. E’ un onore allenarti”. Il ragazzo che comunque ha un grande cuore ha replicato: “Senza di te non avrei mai raggiunto quella cifra. Grazie a tutti”.
    C’era anche un regalo per il festeggiato. I suoi compagni hanno firmato una maglietta con la data della partita contro il Malmoe, ennesimo cimelio da portare al suo Museo di Madeira.

    RONALDO E MESSI
    Un Mito che ha divorato altri miti. Sei anni sono stati sufficienti a far parte della Santa Trinità della religione Bianca del Real.
    Alfredo Di Stefano ha cambiato la storia e il destino, Raul è diventato il sostegno spirituale della squadra nei momenti in cui il decadimento era giunto. Cristiano è stato il passpartout per combattere la nemica Barcellona e il “nemico” Messi. I Due Mondi del calcio spagnolo e forse mondiale. Basta guardare le ultime classifiche del Pallone d’oro per percepire la grandezza di questi due personaggi. Dal 2008 al 2014 o uno o l’altro sul podio del vincitore.
    1246282-26916474-2560-1440Messi è l’istinto puro, la classe che non puoi spiegare e non puoi insegnare. Nasce così e basta. Cristiano Ronaldo è un mix tra talento (ne ha da vendere) e lavoro in palestra (è uno stakanovista).
    Quando sbarcò a Madrid, Carlo Ancelotti rimase impressionato dalla professionalità con cui il portoghese si allenava. Una forte personalità che si manifesta sul terreno. Un modo di esprimersi diretto, senza peli sulla lingua.

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    ULTIMAMENTE E’ ANCORA CAMBIATO
    324 gol, mamma mia. Il 99,9 % del calciatori della Storia hanno raggiunto quelle altezze in una carriera lunga 15, 20 anni. Il 90% di loro ci riuscirebbe forse in due o tre vite. Lui in 6 anni, disputando “solamente” 308 partite. Contro le 741 di Raul (e 10 anni in più di Real Madrid).
    Insomma, un gol a partita. La squadra ha iniziato i suoi incontri partendo praticamente sempre dall’1-0 matematico. Roba da marziani.
    RonaldoPer vedere robe così gigantesche bisogna tornare negli Anni Settanta e andare in Germania. Gerd Muller con il Bayern, 567 gol in 610 partite.
    Forse pochi se ne sono accorti ma il campione di Madeira è cambiato tatticamente. Ha ridimensionato certi svolazzi utili solo a far arrabbiare gli avversari, ha accentrato un po’ la propria posizione, avvicinandosi alla porta. Fisicamente si è ancora più irrobustito migliorando lo stacco aereo (alcuni dati parlano di 263 centimetri raggiunti saltando di testa).
    In carriera è a quota 501 reti, La prova che siamo davanti a un grande attaccante. O forse qualcosa di più elevato ancora…
    Hervé Bricca